Movie of the day – BRONSON (Refn, 2008)


BRONSON (Refn, 2008)

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Violenza e sopraffazione. sofferenza psichica, istituzioni incapaci di comprendere comportamenti devianti, braccio violento della legge, sogni di onnipotenza. Questo è “Bronson”, il film diretto da Nicholas Winding Refn e con Tom Hardy come bravissimo protagonista, nel ruolo di Michael Peterson “in arte” Charles Bronson .

Bronson è un bio-pic fuori dagli schemi, raccontato senza una precisa cronologia,alternando momenti di estrema violenza con scene umoristiche al limite del grottesco.

Quella raccontata è una storia vera.

Ostinatamente devoto alla violenza, Michael Peterson – in arte Charles Bronson – non riesce a tenere sotto controllo il suo egocentrismo. E così, dopo un’infanzia trascorsa tra le mura di una casa piena d’amore, il ragazzo cresce collezionando bravate di poco conto. Una volta diventato grande, muscoloso e forzuto, dopo l’ennesima prepotenza, viene rinchiuso per sette anni in carcere. Nella cella, tra una scazzottata al secondino e un morso ai colleghi più miserevoli, diventa il prigioniero picchiatore più pericoloso d’Inghilterra: un carcerato eccentrico e sbiecamente intelligente che non ha mai ucciso nessuno, ma vive da trent’anni in totale isolamento e ha attirato su di sé l’attenzione pubblica sia per il proprio stile di vita accompagnato, che per la sua produzione artistico – letteraria.

La regia di Nicolas Winding Refn scompone la vita di Bronson in quadri artefatti, esteticamente ineccepibili. Ogni dettaglio della scenografia si lega con cura maniacale ai movimenti degli attori, così come la scelta dei colori segue scrupolosamente i dettami di un perfetto equilibrio cromatico. L’impatto visivo è notevole, soprattutto nelle scene in cui Tom Hardy – sovraccaricato di massa muscolare e pazzia – dimostra tutta la potenza del suo narcisismo deviato. Scrittore, pittore, esteta, pur di diventare famoso avrebbe sacrificato ogni cosa, ma mai per il solo gusto di fare del male agli altri.

Mettendolo su un palcoscenico a parlare di sé, il regista sceglie di porre l’attenzione sull’aspetto più intellettuale di Bronson, perché l’uomo che si nasconde dietro a sputi e pugni è molto più interessante. Sul quel palco Bronson è protagonista assoluto, così come lo è nelle tantissime carceri da lui girate. In  quei costumi si racconta al grande pubblico e, per assurdo, l’isolamento gli diventa am

ico e come tale fornisce il tempo necessario per la stesura del  “copione” della propria biografia.

Violence and abuse. Mental suffering and institutions unable to understand deviant behaviors. Violent arm of the law and dreams of omnipotence. This is “Bronson“, directed by Nicolas W. Refn with talented Tom Hardy of Michael Peterson “alias” Charles Bronson.

Based on a true story.

Bronson is a a mould-breaker bio-pic, told without a precise chronology and alternating moments of extreme violence with humorous scenes at the edge of grotesque. Stubbornly devoted to violence, Michael Peterson – a.k.a. Charles Bronson – can not keep his ego under control. After a childhood spent among loving family walls, the boy grows collecting little antics but once  he becomes a muscled and brawny adult, after another bullying, he is sentenced to seven years in prison.

In the cell, jumping from a fistfight with the jailer to a bite to some other miserable, he becomes the England's most dangerous hitter prisoner: an eccentric and astonishingly intelligent convict, who has never killed anyone, but yet has lived thirty years in total isolation, attracting upon himself public attention for both his lifestyle and his artistic and literary productions.

Directed by Nicolas W. Refn,  breaks down Bronson life into paintings artifacts, aesthetically impeccable. Every scene detail is obsessively linked with actors movements, as well as the choice of color that strictly follows the dictates of a perfect color balance. The visual impact is high, especially in scenes in which Tom Hardy – overloaded in muscles and madness – demonstrates the power of his diverted narcissism. Writer, artist, esthete, in order to become famous he would have sacrificed everything, but never just for the sake hurting somebody.

Putting it on a stage talking about himself, the director chooses to focus the attention on the intellectual side of the character “Bronson”, because the man who hides behind the spitting and punching is much more interesting. On that stage, Bronson is the real protagonist, as he was in all the prisons he visited. In those costumes, he talks himself to audience and, ironically, the isolation becomes his true friend, as it provides the required time to draft the “script” for his own biography.

Fonti: MyMovie, Il Morandini.

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