LOVELY VIOLENCE


AMOREVOLE VIOLENZA

Prima di entrare nella stanza, la vedo guardarsi intorno. La sua insicurezza è molto più profonda del semplice non essere a suo agio in un aula deposizioni. La vedo sospirare, dai suoi occhi lucidi ed impotenti, sgorgano sensi di colpa. Con fare incerto, raggiunge la sedia davanti a me. Mi chiedo se io ne abbia scelto una abbastanza comoda. Realizzo che è la stessa stanza ad essere poco accogliente. Dovrò esserlo io. E’ soltanto una ragazza, dannazione. Solo una ragazza. Verso dell’acqua minerale nel bicchiere e sorridendo glielo porgo. Lei beve, nervosamente. Tossice, sospira. Stringendo i pugni apre impercettibilmente le labbra. Io le sorrido, facendole segno che andrà tutto bene. I suoi occhi mi osservano, impauriti e pieni di speranza di possibili orizzonti sereni. Un altro sorso d’acqua. Come lei, molte altre.

Soggetto 1: “All’inizio delle nostra relazione, gli atti di violenza che subivo erano piccoli. Niente di grave, solo qualche livido durante la gravidanza. Una volta mi aveva torto il braccio e mi aveva buttata per terra perché non mi sentivo bene e mi ero rifiutata di stirargli la camicia. Poi l’aggressività è aumentata prima della nascita del secondo figlio. Io non riuscivo a reggere la gravidanza e contemporaneamente dover accudire il bimbo. Spesso ero stanca. Un giorno gli ho chiesto di far venire a casa mia madre per un pò, per farmi aiutare. Lui si è arrabbiato, abbiamo iniziato a litigare. Mi diceva Dai stai buona, non strillare mi stai dando alla testa, mi stai dando alla testa e poi il primo schiaffo. Si è allontanato. Ho provato a reagire, volevo cacciarlo via, lasciare le chiavi di casa. Lui è ritornato, gridando e dandomi della puttana. Mi ha colpita al volto con un portacenere, rompendomi il naso. Mi ha preso per i capelli e mi ha buttata per terra, ha iniziato a darmi calci e a picchiarmi ed a dirmi parolacce. Ha poi continuato con la scopa. Non era ubriaco né drogato, era lucido. Mi ha massacrata di botte. Poi se n’è andato a dormire e la mattina dopo mi ha detto: Scusa, ero nervoso.  Ricordo ancora tutto il sangue che mi usciva dal naso, usciva in un modo allucinante. Ho avuto paura a chiamare l’autoambulanza, nonostante avessi anche avuto delle perdite ematiche.”

Soggetto 2: “Mi ha detto andiamo al cinema, c’era un film che a lui piaceva. Quando siamo usciti, mi ha portata dentro al furgone e mi ha ammazzata di botte. Non ho mai saputo il motivo. Io piangevo dalla rabbia, più che dal dolore. Poi mi ha sferrato violentemente un pugno mentre guidava, causandomi un trauma cranico, oltre al naso spaccato. Ho passato 21 giorni di ospedale.”

Soggetto 3: “Quando ero ancora incinta di quattro mesi, mi ha picchiata. Violentemente. Era tornato dalla cena ubriaco. Mi ha gonfiata di botte, mi ha dato un calcio dietro la schiena ed io ho avuto perdite ematiche.”

Soggetto 4: “C’erano già stati altri litigi, periodi in cui mi picchiava per delle sciocchezze, cose davvero stupide. Mi diceva che era colpa mia, perché lui era nervoso ed io dovevo capire, dovevo lasciarlo perdere. Una volta sono scappata in bagno, dove c’era anche un terrazzo. Lui mi è corso dietro, mi ha tirato per i capelli, mi ha buttato giù per terra e mi ha picchiata li fuori. A volte lo faceva anche davanti al bambino.”

Soggetto 5: “Quando alla fine ho lasciato mio marito, mi ha detto che ero una tale nullità che nessun’altro uomo ne avrebbe voluto sapere di me. Ancora anni dopo, pur sapendo di essere una donna attraente, non mi sento capace di piacere ad un uomo.”

Fine della storia.

Per molte donne, la casa è dominata da un regime di terrore e violenza per mano di qualcuno che è loro molto vicino, qualcuno nel quale dovrebbero poter avere fiducia. Le vittime soffrono fisicamente e psicologicamente. Non sono in grado di prendere le decisioni che le riguardano, dar voce alle loro opinioni o proteggere loro stesse e i loro bambini per paura delle ulteriori ripercussioni. I loro diritti umani vengono calpestati, e le loro vite vengono loro annientate dalla costante minaccia della violenza.

Secondo l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) la violenza domestica è un fenomeno molto diffuso che riguarda ogni forma di abuso psicologico, fisico, sessuale e le varie forme di comportamenti coercitivi esercitati per controllare emotivamente una persona che fa parte del nucleo familiare. Sono più di 6 milioni le donne dai 16 ai 70 anni che hanno subito abusi fisici o sessuali nell’arco della loro vita (Dati INSTAT 2006). Sono 2 milioni le donne che hanno subito violenza domestica da un partner, mentre 5 milioni di donne hanno subito violenza fuori dalle mura domestiche. Si è stimato che oltre il 90% delle vittime non denuncia il fatto.

La violenza contro le donne esiste in tutti i paesi, attraversa tutte le culture, le classi, le etnie, i livelli di istruzione, di reddito e tutte le fasce di età. Non esistono ancora standard internazionali per la rilevazione della violenza domestica anche se sono disponibili dati di studi e di indagini condotti in vari paesi europei e non e da parte dell’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS) e dell’ ONU.

Leggendo di tale brutalità e vigliaccheria, come uomo e come persona mi sento sconfitto. Nessun essere umano dovrebbe permettersi di trattare un suo pari, tantomeno una donna, in un modo così violento e per motivi assolutamente futili.  La mia speranza è che le donne vittime di violenza si convicano che esiste una soluzione a questo problema: capire che non c’è mai una giustificazione per atti del genere e di conseguenza trovare il coraggio di denunciare il proprio carnefice e combattere il “senso di colpa” e di vergogna che impedisce di parlare e di agire. Non c’è niente di giusto in un rapporto manipolatorio del partner, che con la forza ed il ricatto  pone  la donna in una situazione di dipendenza. Chi subisce violenza deve essere aiutata a capire questo aspetto ed agire di conseguenza. Rivestono un ruolo fondamentale quindi le persone vicine ad una donna vittima di violenza. Queste, infatti, dovrebbero intervenire immediatamente, dando ogni tipo di sostegno possibile.

Il problema della violenza sulle donne si può risolvere. Siamo però noi a decidere quando.

 

Campagna “Se Non Ora, Quando”: http://www.senonoraquando.eu/ ; Campagna Amnesty: http://www.amnesty.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/533; D.I.Re. : http://www.direcontrolaviolenza.it/

Fonti: Amann Gainotti e Pallini (2006), Innocenti Digest, Centro di Ricerca Innocenti dell’UNICEF, S.N.O.Q.

LOVELY VIOLENCE 

Before entering the room, I see her looking around. His insecurity is much deeper than just not being comfortable with a deposition room. I spot a sigh, from her watery and impotent eyes, gushes guilt. With clear uncertain, she reaches the chair in front of me. I wonder if I’d chosen a fairly comfortable one. I realize it’s the room itself to be unwelcoming. I’ll be welcoming. It ‘s only a girl, dammit. Just a girl. I pour some mineral water into the glass, that I offer her, smiling. She drinks, nervously. Cough, sigh. Clenching her fists, she opens her lips imperceptibly. I smile, telling her that everything will be fine. Her eyes are staring at me, scared and wondering for possible peaceful horizons. Another sip of water. Like her, many others.

Subject 1: “At the beginning of our relationship, acts of violence were just a few. Nothing serious, just some bruising during pregnancy. Once he twisted my arm and threw me to the ground, because I didn’t feel very well and I had refused to iron his shirt. Then his aggressivity increased before the birth of our second baby. I could not sustain pregnancy, while having to care for the child. I was often tired. One day I asked him if my mother could come home for awhile, to help me. He got angry, we started arguing. He told me:  Don’t scream! You’re making me mad! You’re making me mad! and then the first blow. I tried to react, I wanted to send him away form home. He came back, shouting and shouting I was whore. He hit in the face with an ashtray, breaking my nose. It took me by the hair and threw me to the ground, began to kick me and beat me and telling me bad words. He then continued with a broom. He was not drunk or drugged, he was lucid. He knocked me. Then he went to sleep and the next morning said: Sorry, I was nervous. I still remember all the blood bleeding from my nose, gushing out. I was afraid to call the ambulance, even though I had some bleeding. “

Subject 2: “He said Let’s go to the cinema, there was a movie that he liked. When we left, he took me into the van and almost killed me with beating. I never knew why. I wept with rage rather than grief. Then he unleashed a fist violently while driving, causing me a concussion, other than breaking my nose. I spent 21 days in the hospital. “

Subject 3: “When I was four months pregnant, he beat me. Violently. He had returned from dinner drunk. He knocked me, gave me a kick behind my back. I had blood loss. “

Subject 4: “There had been other fights, times when he hit me for nonsense, really stupid things. He told me it was my fault, because he was nervous and I had to figure it out, that I had to leave him alone. Once I ran to the bathroom, where there was also a terrace. He ran after me, pulled me by the hair, threw me down to the ground and beat me out there. Sometimes even in front of out baby. “

Subject 5: “When I finally left my husband, he said I was such a void that no other man would take me. Even years later, despite knowing that I’m an attractive woman, I do not feel able to please a man. “

End of story.

For many women, houselife is dominated by a regime of terror and violence by the hands of someone who is very close to them, someone in which they should have trust. Victims suffer physically and psychologically. They are not able to make decisions for themselves, to voice their opinions or to protect themselves and their children due to fear of further repercussions. Their human rights are denied and their lives are destroyed by the constant threat of violence.

According to WHO (World Health Organization), domestic violence is a widespread phenomenon that concerns all forms of psychological abuse, physical, sexual, and various forms of coercive behaviors to emotionally control a person who is part of the family. More than 6 million women aged 16 to 70 who have suffered physical or sexual abuse during their lives (data INSTAT 2006). There are 2 million women who have suffered domestic violence from a partner, while 5 million women have suffered violence outside the home. It is estimated that over 90% of victims do not report the facts.

Violence against women exists in all countries, across all cultures, classes, ethnicities, education levels, income and all age groups. There are no international standards yet for the detection of domestic violence even if no data from studies and surveys conducted in various European countries and not by the World Health Organization (WHO) and of the UN.

Reading of brutality and cowardice, as a man and as a person I feel defeated. No human being should his equal, let alone a woman, violently and for futile reasons. My hope is that victims of violence understand that there is a solution to this problem: there is never a justification for such acts and thus find the courage to denounce its perpetrator and combat the “sense of guilt “and shame that prevents him even from speaking. There is nothing right in a manipulative relationship between partners, who by force and blackmail puts the woman in a situation of dependency. Who is abused should be helped to understand this issue and act accordingly. They play a vital role so people close to a female victim of violence. These, in fact, should intervene immediately, giving all kinds of support available.

The problem of violence against women can be solved. However, we are the ones who decide when.

 


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