Racconti Brevi – LA MAZZA DEGLI YANKEES


LA MAZZA DEGLI YANKEES

di Antonio Capra
 

“La vedi questa?! La vedi, cazzo?!”

Era vistosamente alterato ed io che lì, a due centimetri dal suo grugno, sfoggiavo il mio rodato sorriso fidati-non-mi-fai-paura.

“Dai Jeff, calmati!”

Billy era sempre quello che cercava di far ritornare la calma quando gli animi si scaldavano. Ed ogni santa volta rimediava un fallimento, insieme a qualche livido.

“Calmarmi? Ma lo stai ascoltando? Oppure come al solito non hai capito niente?”

“Cristo Jeff, cosa avrà mai detto di male?!”

Tutto era partito dal nano giallo che aveva chiesto di poter pisciare e Jeff che aveva sfoggiato la sua rinomata ospitalità con un laconico: “Se vuoi pisciare, devi prima bere” .

Ma il giallo non aveva ovviamente capito, perché i gialli non capiscono quasi mai. A meno che non parli nella loro stessa lingua, oppure li minacci con un coltello. Mi sono sempre chiesto cosa gli passi per la testa, quando tu parli ed é evidente che la comunicazione sia a senso unico. Il problema forse è alla base, cioè il perché decidano di partire per venire qui da noi a pisciare in un bar. Era appoggiato al bancone, fermo in attesa di una risposta e guardando Jeff, che intanto se ne stava con un boccale di birra in mano, pronto a riempirlo. L’aveva afferrato troppo meccanicamente, risultato di quasi trent’anni di birra versata, ma senza però realizzare che il piccoletto non aveva la minima intenzione di bere, mente restava lì immobile a fissarlo.

“Quindi, cosa bevi?” disse Jeff, un po’ spazientito.

Il giallo allora se ne uscì con qualcosa dal suono strano, qualcosa di simile ad un giochetto tra lingua e palato, un po’ come fanno i bambini quando imparano a scandire male le primissime parole. Jeff ripose il boccale sul bancone, sospirando.

“Mmmm…ci mancava una fottuta mandorla ignorante oggi”

Fu allora che decisi di inserirmi nel mucchio, forse perché la mia birra era finita o perché volevo semplicemente movimentare la faccenda.

“Fallo pisciare. La birra versala a me”

Nessuna risposta. Solo uno sguardo di striscio, lanciato come un pugnale per fendermi la faccia, che riuscii a schivare con un finto sorriso. Billy allora si avvicinò al nano, con movimenti così lenti e stanchi, che tutti i presenti si chiesero se fosse più per la sbronza in corso d’opera o per un celato timore nei confronti del cugino di Jackie Chan.

“Fermo lì Billy, a questo glielo spiego io come funzionano le cose nel mio bar” tuonò Jeff, mentre si sistemava un’insolita camicia a righe nei pantaloni.

“Sentimi bene, Mao Tze Tung…”

questo il giallo lo capì bene, perché passò immediatamente da un’espressione spaesata a circospetta.

“…qui dentro, qui intorno, è il miiiio bar…”

mentre Jeff gesticolava l’espresione del giallo si faceva sempre più tesa.

“…e dentro al mio bar, se vuoi pisciare, devi prima bere la mia birra…beeere… Capito? Pagare!”

Il giallo sbottò qualcosa contrariato, sempre nella sua lingua e sempre indicando il bagno. Poi con l’indice verso il boccale, fece segno di non volerla. Allontanandosi dal bancone, avanzò di qualche passo verso i sanitari, per poi arrestarsi immediatamente alla vista di Jeff, che con uno scatto di quasi due metri che non ti aspetti da un uomo della sua stazza, gli si era piazzato immediatamente davanti. Dettaglio fondamentale, che pochi avevano inizialmente notato e che completava la scenetta già di per sé imbarazzante, era la sua amata mazza degli Yankees: presa al volo prima di saltare verso la porta di ingresso del bagno, la teneva appoggiata delicatamente su una spalla, accompagnandola con un sorriso beffardo.

“Vedi caro mio…” disse Jeff quasi bisbigliando “…non so dalle tue parti come funziona, ma qui noi amiamo il Rispetto ed il Baseball. Il primo perché è una regola fondamentale, che ogni uomo degno di questo nome dovrebbe far propria. Il secondo perché è un bellissimo sport, che ti permette inoltre di andare in un negozio e con qualche dollaro comprarti una mazza come questa e  far pratica con i coglioni come te”

“Oh cazzo, ci risiamo, Jeff! Lascialo stare! Non ti sta capendo e lo stai solo spaventando!” urlò Billy.

“Fidati, mi capirà…”

I suoi occhi erano diventati palle di fuoco pronte ad essere lanciate e a quel punto credo che il nano avesse capito di essersi cacciato in un guaio bello grosso. L’espressione tesa si trasformò in autentica paura, perché uno la bocca la tiene cosi spalancata solo se è morto o se la sta facendo addosso. E quel giallo non era morto, almeno non ancora. Poche volte avevo visto Jeff così incazzato. Forse quando Martin dichiarò di essere favorevole ai matrimoni gay, accusando lo stesso barista di essere omofobo solo per il timore di scoprirsi un po’ checca anche lui. Martin non si vedeva più da tanto oramai al bar e credo stesse ancora pagando le rate dei suoi denti nuovi. Decisi di intervenire. Perché non volevo un giallo riverso sul pavimento con la testa rotta e poi non avevo intenzione di aspettare ancora per un’altra birra.

“Jeff, non fare cazzate. Lascia stare il piccoletto. Vuole solo pisciare, non credo sia un problema se sgancia due gocce nel tuo bagno no?!”

“E tu che cazzo c’entri? Resta seduto al tuo posto” tuonò Jeff.

“Porco mondo, ti ha chiesto di pisciare. Mica ti ha chiesto di fargli una sega? Versami una birra invece, stai trascurando i tuoi clienti!”

“I miei clienti mi rispettano. Questo stronzo giallo invece mi ha urlato contro, checcazzo!”

Su di giri e con la schiuma alla bocca, Jeff roteava la sua bella mazza degli Yankees come se volesse prendere la mira per battere un fuoricampo con la testa del piccoletto. E quello l’aveva capito. Ritornò immediatamente sui suoi passi, raccattando lo zaino ed un cestino con cui era entrato e fece per fuggire dall’ingresso. Jeff gli corse contro, agitando la mazza e sbraitando come un pitbull impazzito. Per la seconda volta dovetti chiedere uno sforzo non indifferente ai miei flaccidi muscoli per raggiungerlo e fermarlo. Chissà come ce li hanno i denti i gialli, pensai, chissà se una volta saltati possono essere anche quelli riparati.

“Jeff, è il secondo scatto che mi fai fare. Non ce ne sarà un terzo, lascia stare il piccoletto e ritorna dietro il tuo fottuto bancone a versarmi della birra…per favore”

Capii all’istante che ero appena diventato la nuova destinazione della sua collera, perché grazie a me il nano giallo se l’era data a gambe e lui doveva ancora battere il suo fuoricampo.

“Lo vedi questo?! Lo vedi cazzo?!”

Era li perfettamente in posizione per scagliare la prima battuta contro il mio naso, quando ci si piazzò davanti Billy, che nel frattempo e lentamente ci aveva raggiunti per aiutarmi a calmare Jeff. La mazza lo colpì a metà strada tra il naso e la bocca, da cui schizzarono un paio di incisivi che atterrarono perfettamente in un boccale lasciato mezzo pieno su un tavolino vicino all’ingresso. Povero Billy, tornava sempre a casa con qualche livido. A quel punto dovevo decidere se scappare, portando magari con me Billy, la cui faccia oramai era gonfia e lucida come una palla da bowling, oppure porre fine al delirio di Jeff. Optai per la seconda opzione, rendendomi conto di avere un minimo di vantaggio: il pazzo si era lasciato distrarre dal sangue che stava penetrando nel legno degli scalini dell’ingresso del bar ed aveva iniziato a sbraitare contro Billy, minacciandolo di fargli pagare integralmente le spese di pulizia. Con l’ultimo brandello di forza che il corpo potesse concedermi, sfilai la mazza a Jeff e contemporaneamente promisi a me stesso di rimettermi in forma, se fossi sopravvissuto alla serata. L’incredulità non fece in tempo a penetrargli nelle vene, che subito arrivò la paura nel vedersi arrivare troppo velocemente una battuta potentissima in piena fronte. Fece un salto all’indietro, planando goffamente a terra attraverso la porta d’ingresso, lasciata spalancata dal giallo pochi minuti prima.

Da dove vengo io, le persone amano due cose: la birra ed il baseball. La prima perché ti aiuta a dimenticare e far scorrere più velocemente il tempo. Il secondo perché è un bellissimo sport, che ti permette inoltre di andare in un negozio e con qualche dollaro comprarti una mazza per far pratica con i baristi che non ti versano da bere.

Fine.


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