Racconti Brevi – IL CONVEGNO


IL CONVEGNO
di Antonio Capra
 

“Ed è con questo, signore e signori, che stiamo avendo a che fare! Con il disfacimento di una società che non ha più valori, non ha più una morale. Una società, che oggi più che mai, come unico presupposto ha quello di vendere un’immagine distorta della realtà, che come unico fine ha l’inganno, per venderci prodotti che distraggono dalle cose importanti della vita, come la famiglia, i rapporti interpersonali, la fede e…”

“Macchec… di cosa sta parlando?”

Dal palco e dentro il suo doppiopetto di qualità scadente, il signor Williams stava elargendo con foga tutto sè stesso per convincere la sua platea. E le pecore intorno a noi, che ascoltavano devote, annuivano ad ogni parola. Ignoranti bastardi.

“Non ne ho la più pallida idea. Sei tu che ci hai portati qui, ricordi?”

“Si, ma non pensavo si arrivasse a tanto. Questi sono dei fanatici! Chi se l’immaginava che fossero dei cazzo di fanatici!”

“Però potevi intuirlo, non ti pare?!”

BENVENUTI AL DODICESIMO INCONTRO DEI NUOVI CAPITALISTI CRISTIANI.

Il poster all’ingresso della hall dell’albergo parlava chiaro. Di certo non ci si poteva aspettare ragazze in bikini oliate per bene.

“Quando Jeff mi ha parlato della bionda che aveva mollato gli inviti al bar, mi era sembrato particolarmente entusiasta della cosa! Chi se l’immaginava una fregatura del genere!”

“Si, ma quando Jeff ti ha passato il flyer, maledetto idiota, non hai letto cosa ci fosse scritto su?”

“Beh, veramente…”

“Te lo dico io VERAMENTE cos’è successo: tu hai sentito parlare di fica bionda e non hai capito più un cazzo, ti sei sintonizzato sull’idea di scopare ed eccoci qui! Sbaglio?!”

“No…scusa, ho valutato male la cosa.”

“Hai valutato male la cosa?! Io mi chiedo se tu abbia valutato e basta! Ora tiraci fuori da questa tritatura di palle!”

“Sssshhhh!”
La mezza checca in seconda fila si era sporto verso di noi, vistosamente infastidito dal nostro vociferare e anche il signor Williams ci aveva lanciato qualche occhiataccia, mentre diffondeva il suo sermone dal culo. Perché, credetemi gente, quella si che era merda da flippati! Mi girai di poco, ma quel che bastava per far capire al signor Fate Silenzio che gli avrei volentieri fatto saltare i denti, se solo avesse azzardato di nuovo a sibilarmi nell’orecchio. Colse alla perfezione il messaggio, chiedendo anche scusa abbassando automaticamente cresta e sguardo. Serpe cagasotto. La scelta di sederci in prima fila, inizialmente ci era sembrata una bella mossa. Dopo un paio di minuti dall’inizio del convegno, capimmo che invece sarebbe stata la nostra condanna. Non so cosa ci fosse passato per il cervello, ma eravamo davvero convinti che avremmo rimediato qualche fighetta puritana e sessualmente ancora da esplorare che, una volta a letto, ci avrebbe implorato di farle sputare l’anima a furia di mandate di uccello. Colpa di quel maniaco depravato di Jeff, che dietro al suo bar, non vedeva una femmina nemmeno a pagarla e quando ne passava una, te la descriveva sempre come se fosse una nuova madonna votata al porno. Noi lo conoscevamo, ma ci cascavamo ogni volta. Forse perché Jeff sapeva essere sempre molto convincente o perché anche a noi buttava male con le donne e quando c’era un’occasione per svuotarsi le palle, non potevamo permetterci di farcela scappare. Infatti, quel raduno ci sembrava un’occasione perfetta, perché se ti mandano una bionda da nove, nove e mezzo (a detta di Jeff) a distribuire flyer nei bar, come minimo avrebbero dovuto essercene molte altre in sede. Questo fu quello a cui pensammo e questo era quello che ci aspettavamo. Ma ciò che avevamo di fronte era quanto di più lontano potessimo immaginare ed era già un’ora che, per la nostra scelta, maledicevamo noi stessi e dio, per conto del quale questo agglomerato di fanatici si era riunito.

“Dobbiamo uscire di qui, ORA! Non ce la faccio a restare! E poi ho fame! Fame cazzo, ho fame! Usciamo da qui, fammi uscire da qui! “

“Stai calmo, come facciamo?! Siamo in prima fila!”

“Non lo so, non lo so….però devo uscire!”

Si alzò di botto dalla sedia, con così tanto impeto, che questa scivolò all’indietro andando a sbattere contro le ginocchia del signor Fate Silenzio.

Da quel momento iniziò il party.

Il signor Williams arrestò di colpo il suo sermone, aggrottando le sopracciglia e strabuzzando gli occhi quasi come a dire: “Hey, figlio di puttana, ci sto dando dentro come un dio e tu osi interrompere il mio discorso?! Chi cazzo sei e come cazzo ti permetti?!” Ma immediatamente dopo, si spalmò sulla faccia un sorriso cordiale e invitò Billy a parlare.

“Chiedo scusa, giovanotto, come si chiama?” domandò.

“Mi chiamo Billy Bouvais”

Ogni volta che sentivo pronunciare quel suo cognome da artista francese bohèmien, mi chiedevo se le persone ci prendessero per due checche di turisti parigini in gita. E la cosa mi infastidiva terribilmente, a tal punto da arrivare a chiedere a Billy di non pronunciare mai il suo cognome in mia presenza. Ma quel pezzo di merda ogni volta se ne fregava. Andava fiero del suo cognome da frocio francese, anche se un po’ meno del fatto che sua madre, Dorothy, si fosse fatta fecondare dal sosia di Napoleone Bonaparte durante un party dei dipendenti Disneyland, ad Orlando. Perché si, il mio amico era nato da una sveltina tra due personaggi inventati dal signor Walt. Quando volevo farlo davvero incazzare, lo chiamavo Mickey e lui si infuriava per bene. Non perché odiasse l’accostamento, ma forse perché l’uomo che si era ingroppato sua madre vestiva proprio i panni del topo più famoso del mondo e, nonostante avesse riconosciuto il figlio, era comunque ritornato in Francia, abbandonando i due per metter su una nuova famiglia in un paese nei pressi di Tolosa. Valli a capire i francesi, tutto formaggio, bugie e baguette.

“Salve Signor Bouvais, c’è per caso qualche problema?”

“Oh no signore, nessun problema. Mi dispiace di averla interrotta…e di aver fatto male anche al signore. Non era mia intenzione, volevo solo andare via”

L’espressione sul volto del Signor Williams cambiò, letteralmente oscurandosi come il migliore degli inquisitori”

“Come mai voleva andar via, Signor Bouvais? Per caso il mio discorso non è di suo interesse?”

Conoscendo Billy, sapevo che la cosa sarebbe degenerata nei successivi secondi, quindi mi alzai dalla mia scomoda sedia fatta legno scadente e vimini, avvicinandomi al mio amico.

“Billy, non facciamo cazzate ok? Chiedi solo scusa e andiamo via!” gli sussurrai all’orecchio.

“Tranquillo, lo sto già facendo. E’ tutto sotto controllo”

L’ultima volta che Billy aveva tenuto qualcosa sotto controllo, fu quando venimmo arrestati per guida in stato di ebbrezza ad Atlantic City ed aveva pensato bene di giustificarsi con gli agenti dichiarandosi un cervello in fuga dall’ignoranza dello stato del New Jersey. Gli agenti ovviamente non l’avevano bevuta e Billy, strafatto di erba oltre che di whisky, li aveva mandati a farsi fottere, pretendendo anche delle scuse. Perché, secondo la sua versione dei fatti, gli agenti gli avevano dato indirettamente del bugiardo. Billy Bouvais, maledetto bastardo strafatto.

“Affatto, Signor Williams!” sbottò Billy. Un brivido di paura mi risalì lungo la gamba destra e poi lungo tutta la schiena.

“Il suo discorso è affascinante e pieno di significato! Infatti la ammiro, sia per ciò che dice, che per come lo fa. Ma purtroppo dovevo pisciare ed alzandomi, questa cazzo di sedia è malauguratamente schizzata indietro a causa della cera, franando contro le gambe di questo serpente coglione qui dietro.”

Per l’intera sala si propagò un sussulto, come se tutti avessero di colpo trattenuto il respiro. Il mio, l’avevo già perso pochi attimi prima.

“Lei cosa ne pensa, Signor William, del fatto che qualche idiota di portoricano abbia passato la cera prima di un convegno a cui partecipano anche degli anziani, che possono scivolare e rompersi il collo? Ha mai pensato a questo Signor Williams? Ci pensa che, da qualche parte, c’è un fottuto idiota portoricano che se la ride, mentre qualche povero vecchio qui rischia di farsi sul serio male? Non crede che anche questo sia una piaga per la nostra economia. I portoricani, intendo, non gli anziani!”

Non ho mai capito perché Billy odiasse così tanto i portoricani, ma li odiava davvero, forse più di Mickey Mouse. Il Signor Williams era rimasto impassibile alla scenetta, non un movimento, nemmeno una parola. Sembrava quasi pietrificato, con quella sua bocca aperta e gli occhi spalancati, quasi come se avesse appena visto un fantasma. Solo che di fantasmi non ne erano passati. Io ero lì e posso giurarvelo. C’eravamo solo io e Billy in piedi, in un mare di puritani e vecchi rammolliti che ci guardavano sgomenti e disgustati. Nemmeno fossimo stati dei portoricani.

Di quello che avvenne dopo, ho solo una serie confusa di immagini.

Il Signor Williams che strillava come un ossesso. Qualcosa contro di noi, contro la città, contro la fede perduta, contro il diavolo o qualche altra cazzata simile, puntandoci il dito per poi indicare il cielo. Valli a capire i fanatici.

La mia sedia fluttuante nell’aria che, roteando su sé stessa, atterrò sulla sua testa facendolo smettere immediatamente di gridare.

Billy che correva verso la porta del bagno, per poi fermarsi e tornare indietro, far saltare i denti al signor Fate Silenzio con un bel dritto e riprendere la sua corsa verso la toilette. Per averlo rimproverato di nuovo mentre si allontanava, immagino, perché Billy tendenzialmente non è un violento ed ha sempre una valida ragione per mandare qualcuno all’ospedale.

Io che gli correvo dietro, divertito ma senza capire cosa stesse succedendo.

Le guardie della sicurezza, sudate e sovrappeso, che cercandoci nei bagni, avevano invece trovato solo un altro paio di pugni ben assestati. Dovrebbero mettere un limite di peso per gli agenti della sicurezza nei luoghi pubblici, perché sono quelli più facili da fregare ed i più brutti da vedere.

Arrivammo stremati alla macchina. Ma solo perché la corsa era una di quelle cose che evitavamo con attenzione da tempo, insieme ai drogati, alle gang di portoricani a sud della città ed ai travestiti.

Ci stupimmo del fatto che nessuno venisse a cercarci fuori nel parcheggio, al punto da metterci ad aspettare per qualche minuto in macchina se qualcuno si lanciasse in un inseguimento.

Niente.

“Proprio nessuno”

“Si vede che i due panzuti del bagno stanno ancora dormendo”

“Che giornata di merda”

“E adesso?”

“Abbiamo due opzioni”

“Sarebbero?”

“Andiamo a cercare la bionda del flyer. Avrà sicuramente almeno un’amica carina, no?! Poi andiamo a sbronzarci”

“Non mi va di rischiare ancora. La seconda?”

“Andiamo da Jeff. Dopo questa, ci deve un’ubriacatura gratis”

Ripartimmo con l’ego infranto e carichi di Delusione. Che avremmo poi abbandonato al bar, per lasciar spazio a fiumi dell’unica bionda che non ti delude mai.

Fine.


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