Movie of the Day – TIDELAND, Il Mondo Capovolto (Gilliam, ’05)


Tideland – Il mondo capovolto è un film del 2005 diretto da Terry Gilliam, tratto dal romanzo omonimo di Mitch Cullin. Girato nella regione del Saskatchewan nell’autunno del 2004 e presentato nel settembre del 2005 al Festival di Toronto, ha ricevuto critiche discordanti. Nelle sale statunitensi è uscito solo un anno dopo, nell’ottobre 2006, mentre nelle sale italiane addirittura nell’ottobre 2007 in pochissime copie.

Jeliza-Rose vive assieme ai genitori, entrambi dediti all’uso di eroina. Alla morte di sua madre per overdose, lascia la casa di Los Angeles insieme al padre Noah, un ex musicista rock fallito, per trasferirsi in una località sperduta in Texas, nella vecchia casa paterna. Quando anche Noah muore, la ragazzina resta sola e si rifugia in un mondo fantastico in cui gli scoiattoli parlano, teste di bambole danno consigli e feroci squali infestano una ferrovia abbandonata. Ad accompagnarla nelle sue mirabolanti avventure arriveranno anche due strambi vicini di casa: l’enigmatica Dell e suo fratello Dickens.

Terry Gilliam, nel bene o nel male, riesce sempre a stupire. La capacità del regista di introdurre elementi di discontinuità e follia creativa nell’omologato panorama cinematografico attuale è rimasta fortunatamente intatta negli anni. Purtroppo però, non tutte le ciambelle riescono col buco e Tideland – Il mondo capovolto è la meno riuscita tra le sue opere recenti.

Un film piccolo, indipendente, personale, in cui la poesia finalmente non è bandita per contratto. “Tideland” ha diversi punti in comune con molti altri film del regista e non solo per le fantasmagorie allucinatorie: si tratta dell’ennesima fuga da una realtà troppo angosciante e troppo squallida da sopportare. Jeliza Rose, la bambina protagonista della vicenda, nel giro di pochi giorni si trova a dover fare i conti con gli aspetti più terribili dell’esistenza. A salvarla saranno soltanto la fantasia, il sogno e la capacità di reinventare il mondo attraverso il gioco.

Il messaggio di “Tideland” è chiaro: i bambini sono più forti di noi nell’affrontare i problemi. Il nostro guaio è che abbiamo perso la capacità di immaginare e di giocare veramente. Se sapessimo guardare il mondo con gli occhi splendidi e inquietanti di Jeliza Rose, tutte quelle cose che ci terrorizzano (la morte, il corpo, il sesso, argomenti tabù affrontati di petto nel film) si muterebbero in oggetti di incanto e di stupore. “Tideland” riesce, quindi, nell’intento complesso di sdoppiare il nostro stesso sguardo: da una parte, i nostri occhi adulti possono cogliere tutto l’orrore reale di ciò che sta succedendo; dall’altra, la nostra parte infantile mai rimossa riesce a commuoversi di fronte alla poesia e alla forza terapeutica e magica della fantasia.

Il film si avvale delle strepitose performance di Jodelle Ferland, Jeff Bridges, Janet McTeer e Brendan Fletcher, quest’ultimo in particolare alle prese con un personaggio difficile da affrontare senza oltrepassare mai il limite. Ma come sempre il vero protagonista è il talento visivo di Gilliam, che in “Tideland” si esprime ad un livello di libertà raramente concessa al regista.

Fonti: MyMovie, Wikipedia, Web


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