Movie of the day – LAST DAYS (Van Sant, ’05)


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Last Days è un film del 2005 diretto Gus Van Sant, presentato in concorso al 58º Festival di Cannes.

La pellicola è ispirata agli ultimi giorni ed alla tragica morte della star del grunge Kurt Cobain, leader dei Nirvana. I personaggi del film, tuttavia, hanno nomi di finzione e, spessissimo, conservano il nome di battesimo degli attori che li interpretano.

Bake è la copia addolorata di Kurt Cobain, che si consuma e consuma gli ultimi giorni della sua vita. La cronaca lirica e monotona della sua solitudine esistenziale è interrotta da un venditore di Pagine Gialle che gli pone quesiti inserzionistici, da un detective che rivela storie e aneddoti dimenticando il soggetto investigato e dalla madre di Blake che lo supplica di andare via con lei. Intorno alla casa, che lo contiene insieme alla sua musica, respira la natura, scorre l’acqua in cui Blake monda i peccati e fa scivolare il dolore. Circondato da giovani coinquilini indifferenti, Blake compone il suo requiem e si congeda dal suo corpo.

Last days è il capitolo finale di una trilogia sulla morte: cominciata con Gerry, due giovani perduti nel deserto, e proseguita con Elephant, due studenti omicidi alla Columbine High School. A partire da Gerry, Gus Van Sant ha cercato di allontanarsi dalla narrazione tradizionale, lavorando in maniera originale e differente sul contenuto e la forma. Lo spazio è unico: il deserto, la scuola, la casa. Il tempo è circolare: si apre e si chiude sul corpo e il volto di Michael Pitt. Last days gioca con la sensazione di tempo reale e con le suggestioni che può creare il suo trascorrere. Il tempo quasi scaduto di Blake si muove orizzontalmente, in maniera ripetitiva, ma allo stesso modo suggerisce una progressione che porta all’atto finale e definitivo. Nel ripercorrere gli ultimi giorni del leader dei Nirvana, Van Sant rinuncia a investigare le motivazioni che lo hanno consumato, lasciando più di una domanda in sospeso. Non concede allo spettatore puntuali informazioni drammaturgiche e il film resta disabitato e lontano come la casa in cui il protagonista si rifugia e ripiega su stesso. Oltre quello che vediamo non c’è nulla, niente passato e niente futuro, soltanto il presente e la gelida cronaca di una morte (suicidio?Omicidio?Fatalità?). Kurt Cobain secondo Van Sant diventa una riflessione autoriale sull'”elefante” che nessuno vede ma ciascuno tende a rappresentarsi, sull’America giovane e invisibile lanciata nel vuoto. Così capita che l’elefante si appassioni alla morte come alla musica, quella suonata da Blake alla finestra, solo, singolo, senza più band.

Fonti: Wikipedia, MyMovies

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