Racconti Brevi – AMERICAN CAFE’


AMERICAN CAFE’
di Antonio Capra
 

“…io non credo che tu abbia capito il punto!”

“Cos’è che c’è da capire? E’ si, oppure no!”

“Ma tu non sai ragionare per mezze misure?”

“Una persona può essere viva o morta. Gli zombie non esistono. Tu portami a conoscere un fottuto zombie e allora io inizierò a considerare le mezze misure.”

“Ecco, lo sapevo, i soliti esempi che non significano niente! Ma ti rendi conto di quello che dici?! Sei davvero un coglione”

“Non capisco perché tu debba incazzarti cosi per una storia del genere! E comunque abbassa la voce! Non mettiamo su la solita scenetta, ok?!”

“Ok, Signor Lord, hai paura che ti metta in imbarazzo?”

“No, io non ho paura che mi metti in imbarazzo. Io so che lo farai, se non abbassi questa cazzo di voce. C’è gente e vengo qui ogni mattina. Mi conoscono, ok?! Quindi, ABBASSA QUESTA CAZZO DI VOCE!”

“Ah, ti conoscono? E dimmi, super star, loro conoscono anche i discorsi da coglione che fai? Loro lo sanno che sei un malato di mente? Ma sentilo! E sarei io a metterti in imbarazzo? Testa di cazzo!”

“Ascolta, non ho intenzione di ripetertelo. Non ti sto obbligando, ti ho chiesto se vuoi farlo. Se non ti interessa, restatene a casa a guardare quella merda che segui in tv. Il locale tanto gira, con o senza di te!”

“Non ho detto che non voglio venirci, ma non è una cosa da poco, lo capisci?! La fai facile tu! Star seduto a bere tutta la sera non è difficile. Non so se me la sento”

“Sei la solita ingrata. Avrei potuto offrire questo lavoro a qualcun’altra, invece ho chiamato te! Hai tutte le carte in regola, tutti i pezzi al posto giusto e nella dovuta quantità. Ti ho già assicurato che nessuno ti toccherà, poi c’è Lewis che ti controlla. Hai mai visto Lewis? Fidati, te la fai sotto anche solo a guardarlo. Quindi non c’è problema! Devi solo dirmi…si o no!”

“Il punto non è se qualcuno mi tocchi. E’ il fatto che devo starmene con il culo al vento per tutta la serata, con addosso occhi e mani di sfigati bavosi, che si strofinano l’uccello ogni volta che gli passi accanto! E’ questo il punto. La paga è buona certo, ma…ma poi dico, non ti da fastidio?! Sono la tua donna cazzo. Chi mette la propria donna in uno strip club? Sei uno STRONZO MISOGINO”

“Abbassa la voce ti ho detto. E’ un lavoro come un altro. Cosa credi?! Che nei fast-food o al ristorante non ci sia nessuno che si ecciti con le cameriere?”

“Ah perché ora i fast-food sono come gli strip club?”

“Per un certo senso si. Sono entrambi pieni di gente, con cameriere assunte in base a quanto sia grosso il loro davanzale e si paga per consumare. Facciamo così, il lavoro lo passo a qualcun’altra. Tu trovati pure un’alternativa, ma alla metà di quanto guadagneresti al Tiger!”

“Diventare una spogliarellista non rientrava nei miei piani”

“Non diventerai una spogliarellista. Devi solo portare da bere ai tavoli. Sarai una cameriera”

“Si, ma senza vestiti!”

“Questo non è corretto. Al Tiger, le cameriere hanno una divisa”

“Una divisa?”

“Una divisa, si. Una cazzo di divisa. Avrai una gonnellina”

“Una gonnellina? E poi?”

“Una gonnellina”

“Ah quindi per te, indossare SOLO una gonnellina sarebbe una divisa?!”

“Se vuoi c’è anche un cappellino. Ma le ragazze dicono che sia scomodo. Però se vuoi…”

“WOW, un cappellino! Ed io che mi preoccupavo di quello che c’è in mezzo tra testa e culo!”

“Ok, questione chiusa. Non c’è più nessun lavoro. Mi stai facendo impazzire con questo interrogatorio!”

“Tu sei pazzo! Mi vuoi lanciare in una bolgia di segaioli e depravati violenti e non posso nemmeno chiedere niente?”

“Tu tieni le cosce strette e non ti succederà niente. Al resto, penserà Lewis. E’ grosso come un armadio.”

“Ancora con quel negro. Te lo vuoi scopare per caso?! Non credo che nessuno infilerà le mani sotto la gonna a Lewis e non cr…”

“Lewis non indossa una gonna”

“Come scusa?”

“Lewis non indossa una gonna”

“Cosa cazzo significa Lewis non indossa una gonna?! Certo che non la indossa. E’ il buttafuori! Hai per caso fumato??!”

“Ok stronza, facciamo che se non abbassi la voce all’istante, io mi innervosisco. E sai che non sono una persona socievole, quando mi innervosisco. Dammi ancora una volta della testa di cazzo ed io diventerò definitivamente nervoso. Ora, stronza, vuoi farmi diventare definitivamente nervoso?”

“Stai calmo, stai calmo!”

“Ah ora devo restare calmo. Mi stai tritando le palle da un’ora, tu e questo lavoro di merda, e devo stare calmo? Ti lamenti come se fossi uno dei tanti papponi in giro per strada. Se lo fossi, ti avrei già bastonata per non avermi accontentato. Ti ho mai bastonata? No. Non ti ho mai costretto a far nulla. Ti ho offerto un lavoro in tutta sicurezza. Puoi decidere di non farlo. Ma almeno non rompermi le palle!”

“Mmmm…sei sexy quando ti arrabbi. Torniamo in camera, ti faccio un massaggio. Così ti rilassi.”

“Come? Tu sei matta…”

“Si di te. Dai, ritorniamo in camera. Sono eccitata”

“Non ci torno in camera. Fattela passare. Così come io mi faccio passare il nervoso.”

“Mmm, dai baby, andiamo in camera. Ti farò impazzire”

“Fidati, lo stai già facendo.”

“Andiamo in camera”

“Porcaputt…ascoltami. Ma cosa ti sei messa in testa, stamattina eh?! Di farmi incazzare sul serio? Io ora pago il conto e usciamo da qui. Entrerò in macchina. Tu…tu trovati un modo per toglierti dalle palle, perché oggi me le hai già fatte girare abbastanza”

“Vieni in camera e vedi come te lo giro. Daaaai…fidati, ci divertiamo”

“Adesso puoi ammiccare come una puttanella, mentre per servire due drink di merda a quattro pallemoscie non va bene?!”

“Come hai detto?”

“Ho detto che adess…”

“Ho sentito, coglione. Come CAZZO ti permetti?”

“Abbassa la voce. E non darmi del coglione. Non te lo ripeterò.”

“Vuoi darmele, maschione?! A parole fai il duro, ma in camera a dimostrarlo non ci vieni? Cos’è? A furia di stare con Lewis, stai diventando una checca? Ora vai al Tiger e ti scopi lui?

“Eh?!”

“No?! Ah, allora ti fai scopare? Beh, in effetti è un’armadio. Ti fai scopare da Lewis? O ti scopi una di quelle troie in gonnellina. DIMMELO! Ti scopi qualche troia in gonnellina?”

“Alza ancora UNA volta questa voce da oca fottuta e rimpiangerai di non essertene andata già cinque minuti fa! Hai capito? Mi hai capito, cazzo?!”

“Mi stai minacciando?”

“Velatamente.”

“Andiamo in camera?”

“No. In camera non ci andremo”

“Hai un’altra?”

“Non ho nessun’altra. Sei pazza. Sei patetica. Vado a pagare il conto”

“No, tu non vai da nessuna parte. Resti qui e mi dici chi ti scopi. Se non vuoi scoparmi, vuol dire che ti scopi qualcun altro. E’ Lewis? E’ una troia?”

“Lewis? Che c’entra il negro? Diavolo, è un uomo!”

“Allora chi è la troia?”

“Chi? Quale troia? Ma di che cazzo stai parlando? Non mi scopo nessuna! Non voglio scopare te, PUNTO!”

“Non ti credo.”

“Me ne fotto se non mi credi, piantala di rompere!”

“Io proprio non ti capisco, ti sono completamente dedita, ma preferisci andare al Tiger e fartela con qualcun’altra! Un tempo invece ce la spassavamo!”

“Un tempo tu non mi rompevi le palle!”

“Voler fare l’amore significa romperti le palle?!”

“No, significa che se me le fai girare, non devi insistere. Soprattutto quando ho molte cose da fare”

“Stai diventando vecchio!”

“Cosa significa adesso quest’altra stronzata?”

“Non sai più come divertirsi e probabilmente non ti si drizza nemmeno più.”

“Ah, quindi se non voglio scoparti, allora significa che non mi si drizza? Ma le ascolti le cazzate che dici?”

“Non sono cazzate! E’ matematica!”

“Matematica! Cosa c’entra la matematica con l’uccello?!”

“E’ quasi un mese che non facciamo l’amore!”

“E quindi?!”

“Quindi, se non sei diventata una checca o non ti scopi nessuno al Tiger, vuol dire che non ti viene più duro!”

“Sarei io poi a non conoscere le mezze misure ? Chiediti, magari, se tutto questo non sia colpa tua.”

“Colpa mia ? Come può essere la mia colpa? Guardami! Guarda che forme! GUARDA!”

“ABBASSA LA VOCE! Mi stai facendo sul serio incazzare!”

“Guarda qui, queste due stanno su come due querce secolari. Se le mostrassi adesso in giro ai tuoi clienti al Tiger, stai certo che qualcuno dall’eccitazione ci rimarrebbe SECCO!”

“Infatti, è per questo che ti ho offerto il lavoro. Perché le tue tette stanno su come due querce secolari!”

“Non stavo parlando delle mie tette, coglione! Era solo un esempio per farti capire che è impossibile che tu non voglia scoparmi. Ammettilo che hai un’altra! Sii uomo!”

“Pfff… Dai, almeno adesso hai smesso di parlare del negro…”

“Perchè allora è così difficile ammetterlo?”

“Ancora ? Non c’è nessun altra…”

“Stavo parlando del tuo problemino…”

“Quale prob?… ASCOLTA! Sono molto serio. Prendi la tua giacca, prendi la tua borsa e le tue fottute chiavi di casa, alza il culo e SPARISCI! Anzi! Chiama tua madre e dille che stasera dormi da lei. Oggi voglio andare a lavorare con la certezza che al ritorno a casa, non ci sarai ancora tu a rompermi le palle. E non azzardare nemmeno a rispondermi! Alza il culo e vattene! ADESSO!”

“Sei proprio uno stronzo! Bastava dire che non vuoi parlarne, ma spedirmi da Marleen è una vigliaccata!”

“L’unico problema di cui potrei parlare, è il fatto che convivo con una squilibrata rompicazzo. Ora capisco perché tua madre ti ha cacciata di casa alla prima occasione!”

“Marleen mi ha cacciata perché è una stronza come te!”

“Marleen ti ha cacciata perché sei insopportabile!”

“VAFFANCULO!”

Lo schiaffo è ben assestato. Lei incredula mi guarda, mentre la guancia sinistra inizia ad accendersi lentamente, prendendo gradualmente colore, un po’ come fanno le piastre delle cucine elettriche.

Afferra la sua giacca, la sua borsa e le sue chiavi. Mentre si alza, noto che il ragazzo delle pulizie solo ora gira la testa verso di noi, ma non tanto per sincerarsi se va tutto bene. Piuttosto per guardare il culo alla mia donna. Sono sempre andato fiero del suo fisico da autentica pin-up. Proprio per questo volevo piazzarla al Tiger. La cameriera è invece talmente scioccata dalla scena a cui assistito, che si è dimenticata sulla piastra le frittelle. Oramai immangiabili perché bruciate da far schifo.

Guardo Rosy andar via in lacrime. Per un attimo mi prende di voler rincorrerla e riabbracciarla, chiedendole scusa. Bevo le ultime gocce residue dalla tazza di caffè, oramai freddo. Dovrei correre però. Che si fotta.

Prendo il cellulare.

“Pronto, Marleen? Si, tutto ok………

No, stasera no…….

Perché stasera sei impegnata….verrà Rosy li da te per la notte……

Lo so! lo so! Cosa vuoi che ti dica? Ha appena dato di matto qui al bar e……..

E cos’altro avrei potuto fare?! Dimmelo tu!

Domani? No, ho da fare…

Non insistere come tua figlia! Ho da fare!

Mmm…si, volendo si. Al Tiger?

Ok dai, però avvisami in tempo….

Ah… metti quelle a rete. Lo sai che mi piace strappartele…”

Fine.


La tua reazione?
Cute Cute
0
Cute
Geeky Geeky
0
Geeky
Grrrr Grrrr
0
Grrrr
Lol Lol
0
Lol
Love Love
0
Love
Omg Omg
0
Omg
Win Win
0
Win
Wtf Wtf
0
Wtf

Racconti Brevi – AMERICAN CAFE’

Ne vuoi di più?
Seguici per rimanere sempre aggiornato!
Nascondi - Seguo già Ziqqurat

Login

Diventa parte della nostra community!

Resetta la tua password

Back to
Login