Stereocut, la presentazione ufficiale di "Fastfood". Per chi non c’era e per chi era lì.. e ha fatto bene


Una volta chiesi a uno di loro il perché del nome Stereocut. “Perché suona bene” , fu la risposta. Per quanto in un primo momento la spiegazione mi parve piuttosto sbrigativa e ritrita, in seconda battuta realizzai quanto segue: mai tre parole furono più azzeccate.

La riprova arrivò qualche tempo dopo, in occasione della presentazione del primo video ufficiale della band, “Fastfood”, svoltasi la scorsa domenica in un locale di Milano. E di questa serata è giusto rendere conto: genitori, parenti, amici, amici di amici e sconosciuti hanno sconfitto la consueta – per alcuni rituale – pigrizia domenicale, nonché il freddo e il traffico pungente per assistere all'evento che da settimane affollava le bacheche virtuali di molti dei presenti. Appuntamenti di questo genere serbano sempre qualche “sorpresa” e sanno andare al di là della pura attenuante musicale: è un punto di incontro per chi non si vede da anni, un appuntamento per chi invece si è visto la sera prima; un'ennesima scusa in più per uscire e far casino, o per uscire e basta. Il tutto innaffiato da copiose dosi di alcool, immancabile per noi veterani dell'happy hour.

Con una cornice così goliardica e pittoresca spesso si corre il rischio di tralasciare il senso primo del quadro, nonostante ciò gli Stereocut hanno saputo catturare e mantenere tutte le attenzioni su di sè. E sul loro videoclip. Divertenti e divertiti, i quattro musicisti si aggirano su un camper per le strade dell'Oltrepò Pavese con la sicurezza e la carica di chi guida una Cadillac sulla Sunset Boulevard. Si fanno abbindolare da una ros

sa mozzafiato (presente nel locale, per la gioia di molti) e dalla sua immancabile pistola, per poi rimanere a piedi – ma sempre tiratissimi – in mezzo al nulla. Playback, primi piani, paesaggi e scenari apocalittici: cosa c'è di nuovo, viene allora da chiedersi? Oltre al cammeo di un lottatore di sumo che fa l'autostop non molto, in effetti. Quello che colpisce, in questo caso, invece è il perfetto assembramento di tutti quegli ingredienti necessari affinchè un lavoro abbia un ottimo esito. Ci deve essere la tecnica musicale, ci deve essere una buona dose di incazzatura per caricare gli spettatori, ci deve essere il divertimento, lo spirito d'avventura e naturalmente un bel culo. Ovvero tutto quello che un comunissimo essere umano può desiderare dal suo comunissimo quotidiano; il tutto però deve passare dalle mani e dagli strumenti degli Olivo Brothers, in grado di trasformare l'ordinario in straordinario senza lasciare superflue tracce del loro operato. Due killer, che fanno il loro lavoro a regola d'arte.

Siamo sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo, qualcosa che ci faccia fare un salto in avanti rispetto agli altri e alla vita. Alle volte però fare del proprio meglio qui, in questo preciso momento, non guasta. Anzi: per quanto possa risultare limitante, spesso il presente è la miglior tavolozza per fare dell'arte. Questo gli Stereocut lo hanno capito e ce lo ripetono a tutto volume ogni volta che possono. L'importante è “che suoni bene”.

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