Viaggiatori che puoi incontrare nel Sud Est Asiatico


VIAGGIATORI CHE PUOI INCONTRARE NEL SUD EST ASIATICO DURANTE I PERIODI NON CONVENZIONALI:

Il solitario “diversamente socievole”

Pur viaggiando solo sente l’esigenza di far parte di un gruppo (questo lascia pensare che la decisione di muoversi in solitaria sia stata presa per mancanza di alternative). Il soggetto in questione si attacca morbosamente a chiunque  incontri sul suo percorso, ma una volta integrato ad altre persone non spicca per le grandi capacità comunicative (questo  conferma il sospetto sulla mancanza di alternative).

-Il frustrato

Il soggetto in questione ha una missione: trovare il figlio perduto concepito 4 anni prima con una cambogiana dopo una notte alcolica. Non si ricorda la faccia della madre e non sa se il bambino è maschio o femmina,  però non si darà pace finché non li troverà.

-Il cuore infranto

E’partito per dimenticare il suo amore finito male. Come idea ci può anche stare, se solo il personaggio in questione non si mettesse a raccontare ( con tanto di foto, giusto per visualizzare meglio) della sua relazione fallita a tutte le persone che incrocia durante il viaggio. In genere la situazione precipita disastrosamente dopo 2 bicchieri di troppo.

-Il profeta

È arrivato in Asia da una settimana però ha già sentito la chiamata di Buddha. Ora è buddista convinto e sente di avere il compito di convertire tutti gli occidentali che hanno la sfortuna di trovarselo nelle vicinanze.

-La inserita

Uno dei casi più piacevoli con cui avere a che fare. Viaggia tra Europa e Asia da circa 5 anni, da quando il padre si è risposato con una tailandese. Ormai ha acquisito confidenza con gli usi e costumi del territorio, inoltre porta con se il fascino della “famiglia moderna/non convenzionale” che si rivela nel gioioso quadretto di lei che chiama amorevolmente “mamma” una ragazza con 10 anni in meno.

 

I BUS NEL SUDEST ASIATICO

  • Per i vietnamiti la capacità di un minibus è ciò che più si avvicina al concetto di infinito.
  • Per i cambogiani polli, anatre, galline e maiali sono comuni bagagli, e come tali vanno inseriti nell’apposito scompartimento.
  • Se hai fame o sete non occorre che aspetti di arrivare all’autogrill: presto sarà l’autogrill a salire sul bus (con sembianze umane, proponendo uova di quaglia come originale alternativa a un “camogli”)
  • Non importa se è la stagione dei monsoni  oppure no,  dentro i bus piove comunque, sempre.
  • In Laos, durante un viaggio in bus, si stringono rapporti più intimi di quelli che si coltivano con gli amici che si hanno dall’asilo: ad un’ora dalla partenza una tizia sta già dormendo con la testa appoggiata sulla tua spalla. Ma il momento di vera condivisione arriva solo alla tappa per il bagno, dove ci si dirige tutti assieme appassionatamente nella medesima siepe e ci si scambia sorrisi di complicità mentre si fa pipì.

 

LA CALMA ASIATICA

Un occidentale necessita di almeno una settimana di stanziamento prima di poter accettare e apprezzare la “calma asiatica”: nei giorni che precedono l’adattamento ai nuovi usi e costumi, parlare con un tailandese può far insorgere un forte desiderio di tirargli due schiaffi sulle guance e gridargli “ti devi svegliare!!!”. Per esempio, se alle 10 di mattina ti siedi al tavolo di un bar, quello che devi fare è ordinare il pranzo. Se non dovessi avere ancora appetito, non preoccuparti, hai almeno tre ore d’attesa per fartelo venire. La faccenda potrebbe sembrare irritante all’inizio, ma quando ti renderai conto che in una spiaggia bianca con di fronte un mare da paura, non c’è nient’altro da fare che pensare “cazzo ,che bello essere qui su una spiaggia bianca con di fronte un mare da paura”, capirai che con la fretta ti ci puoi pulire gli occhiali da sole.

 

ALCOLIZZATI SI, PERO’ ”ZEN”

Pensavo che il titolo di maggiori bevitori di birra se lo contendessero tedeschi e inglesi, seguiti a breve distanza dai belgi, ma ho dovuto riconsiderare i miei pronostici  dopo aver visitato il Laos… ora posso infatti assicurare che le vere spugne sono proprio  i suoi abitanti. I primi sospetti sono arrivati nel momento in cui ho notato che la dimensione standard della nazionale BIA LAO (sempre presente sulle tavole dei laotiani in quantità mai inferiori alle 3 bottiglie) è  di un litro. Ma la vera conferma è arrivata solo dopo aver passato una tranquilla serata in compagnia di due di questi esperti alzatori di gomito. I due si sono assicurati di riempirmi il bicchiere fino a quando ero talmente sbronza da pensare di parlare e capire la loro lingua. In un certo senso deve essere capitato qualcosa del genere, una sorta di miracolo stile “torre di Babele al contrario”: alle mie domande (in perfetto stile turista occidentale) tipo “domani vado a Luangprabang, è bella?” ho ricevuto risposte come “ Bello?Cos’è bello?Questo sasso è bello, questa tovaglia è bella…la bellezza è dentro di te” . Sotto i fumi dell’alcool ragionamenti come questo mi sono sembrati la rivelazione della vera essenza che contraddistingue le due culture, però in questo momento sto pensando che probabilmente anche il tipo sentiva l’effetto della undicesima birra formato famiglia. Per finire, ciò che contraddistingue i bevitori del Laos da qualunque altra specie simile, è il titolo indiscusso di alcolizzati più generosi: non importa se il loro paese rientra nella classifica dei 10 più poveri del mondo (mentre tu provieni dalla benestante Europa), se loro ti hanno invitato a brindare,  il conto lo pagano loro, e non c’è storia di cambiare la regola.

Testi e fotografie: Beatrice Di Liddo


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