Donna partorisce in piedi a casa


Partorire in piedi può sembrare un’alternativa bizzarra e invece in molti Paesi del Nord Europa e del Sud America è un’alternativa alla classica posizione del parto supina e, secondo gli esperti e le donne che l’hanno provata, permette di vivere quest’esperienza in modo attivo e di ridurre il dolore durante il travaglio.

A mettere per prima l’accento sull’importanza che la donna sia protagonista veramente attiva del parto è stata, negli anni ’80, Janet Balaskas, fondatrice dell’ International Active Birth Movement (Movimento internazionale per il parto attivo). Del concetto di parto attivo non fa parte solo il parto in piedi ma anche quella accovacciata o a carponi. Non bisogna pensare ad una strana proposta moderna: in realtà partorire in piedi è una tradizione di molte culture antiche. Al contrario la posizione supina è stata introdotta circa tre secoli fa nell’ostetricia occidentale, ovvero quando questa branca è stata medicalizzata (è stata fatta sdraiare la donna soprattutto per favorire l’equipe medica)

Partorire in piedi: i vantaggi

Il primo vantaggio di questa tecnica sarebbe la fuoriuscita più naturale del feto, favorita dalla forza di gravità. Allo stesso modo i liquidi dall’utero defluiscono senza ostacoli riducendo il rischio di infezione. Si presenta quindi come un parto meno doloroso: peraltro il peso stesso del peso aiuta a dilatare più velocemente la cervice. Il peso del corpo della donna non grava sul canale vaginale, come avviene invece nella classica posizione supina. Durante il travaglio le contrazioni sono più incisive perché i muscoli dell’utero sono ben tesi. Tra i rischi ridotti per la partoriente va sottolineato infine che, poiché la testa del nascituro, al contrario di quanto succede da sdraiata, non preme sul perineo, è notevolmente ridotto il rischio di compressione aorto-cavale e di lacerazione dei tessuti molli che si trovano tra il retto e la vagina. Proprio per queste premesse si può intuire che, nel parto attivo, è ridotto il ricorso all’epidurale e/o all’anestesia analgesica.

Partorire in piedi: controindicazioni

Ma ci sono dei rischi se si partorisce in piedi? Le critiche maggiori vengono rivolte all’uso dello sgabello e quindi cadono quasi totalmente nel parto libero. Se si usa una sedia da parto aumenta il rischio di lacerazione delle grandi labbra e viene riscontrata una perdita maggiore di sangue.

Partorire in piedi: in Italia si può?

Prima di sognare ad occhi aperti un parto libero e attivo bisogna verificare la disponibilità degli ospedali e delle cliniche della propria città. In Italia gli istituti con sala parto attrezzata sono prevalentemente al nord. Un reparto di ostetricia specializzato in questo ambito è quello dell’ospedale di Broni-Stradella.


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