Immobile per ore in piazza Taksim, la protesta dell’Uomo in piedi contagia la Turchia


di Monica Ricci Sargentini

Quando è arrivato gli agenti nemmeno l’hanno notato quell’uomo solo con il suo zainetto fermo al centro di piazza Taksim, lo sguardo rivolto al Centro culturale Ataturk su cui sono posate due enormi bandiere turche inseme al ritratto del fondatore della Repubblica. Erano le 8,30 di ieri sera quando il coreografo Erdem Gunduz ha dato il via alla nuova forma di resistenza civile che su twitter è girata con l’hashtag #standingman #.duranadam diventando in poche ore un trending mondiale. Se il governo impedisce qualsiasi manifestazione e reprime con i lacrimogeni i ragazzi che cercano di tornare nella piazza simbolo della rivolta, di certo non potrà fermare quel piccolo uomo, solo e pacifico, che non urla, non si agita, sta semplicemente lì fermo immobile.

L’immagine (in alto) è di forte impatto visivo e scatena più emozioni di una grande folla perché sembra dire: “Sono qui, non mi muovo, non potrai dimenticarmi”. Gunduz è rimasto fermo per cinque ore e mezzo a guardare il ritratto di Ataturk. Piano piano la gente lo ha notato, una piccola folla di fotografi ha cominciato ad assieparsi intorno a lui. E altre persone lo hanno imitato (nella foto in basso). Alcuni hanno formato un enorme cerchio intorno alle “statue umane”. In pochi minuti piazza Taksim è tornata ad essere il luogo della rivolta civile contro l’autoritarismo del governo.

La polizia, che fino ad allora non si era accorta di nulla, ha cominciato a preoccuparsi, indecisa sul da farsi. Poi, in piena notte, il coreografo e gli altri manifestanti sono stati arrestati. Troppo tardi per fermare l’effetto contagio. In molti quartieri di Istanbul e in altre città del paese alcune persone si sono fermate per la strada, nelle piazze, in luoghi simbolo. Ad Ankara una donna è rimasta ferma per ore a Kizilay sul posto in cui è stato ucciso dalla polizia il manifestante Ethem Sarisuluk. Nella provincia di Sivas, nell’Anatolia centrale, un gruppetto di persone si sono immobilizzate davanti al Madımak Hotel, l’albergo attaccato dagli islamici radicali il 2 luglio del 1993 causando 35 morti. Tre persone, poi, si sono messe di fronte agli uffici del settimanale Agos dove il giornalista Hrant Dink è stato ucciso il 19 gennaio del 2007.

“Sono qui per protestare contro ogni forma di violenza – ha detto Elif, una ragazza presente ieri in Taksim – non voglio più vedere la violenza delle ultime tre settimane. E’ assurda come è assurdo arrestare un uomo perché è fermo nel centro di una piazza”

Stamattina il coreografo è stato poi rilasciato. Ha annunciato che continuerà per un mese a protestare contro la violenza della repressione in nome della democrazia e della libertà in Turchia. “Riaprire la piazza ai pedoni e piantare alberi a Gezi Park come se nulla fosse successo non è una bella dimostrazione da parte del governo – ha spiegato Gunduz -, sono morte quattro persone , ci sono migliaia di feriti e la stampa non ci ha raccontato nulla”.

Un appello è stato lanciato perché la protesta diventi nazionale e che chi vuole aderire si fermi alle 8 ogni sera e diventi un “Uomo in piedi”.

fonte: corriere.it


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