Confessioni di un Nottambulo


Sono più o meno le 21:39, quando mi accorgo di aver stappato la mia quinta birra.

Non è vero.

So benissimo quante birre ho bevuto. So sempre ESATTAMENTE, quanto ho bevuto.

E’ che a volte (leggi: sempre) per divertirsi, per provare piacere, per godere…devi dimenticare ciò che stai facendo.

Tra pochi minuti, o forse secondi (per la precisione, è in ritardo di 11 minuti) Margherita la mia vecchia amica citofonerà al mio appartamento e, dopo una mezz’ora di chiacchere anemiche e senza senso, faremo l’amore: disinteressato, annoiato, senza passione…il migliore.

Sprofondando tra le pieghe della notte, tra rantoli orgasmici e visioni subcoscienti le nostre anime (che non esistono) troveranno per una manciata di secondi (14, normalmente) pace da tutto il bla bla bla che costituisce il nocciolo duro delle nostre vite piene, soddisfatte, borghesi…

Non so spiegare perché…ma ogni nuovo interesse, ogni nuova scoperta – ogni nuova RIVELAZIONE, si traduce in una nuova tonalità di sbadiglio.

Forse che la ricchezza, oggi, è direttamente proporzionale all’insoddisfazione? (Lo so, è banale, ma ALLORA? Non può essere comunque vero?)

Ho girato il mondo. Davvero. Anche se, quando mi osservate da vicino, nel mio completo gessato Prada – scarpe Church – cravatta Ermenegildo Zegna, sembro tutt’altro che un giramondo. Eppure, tra i mercatini dei quartieri poveri di Jodhpur, girovagando tra i bar malfamati di Shenzhen, oppure sugli altipiani spazzati dal sole del Tibet, i sorrisi più larghi e le parole più dolci le ho incontrate tra chi di soldi ne aveva visti al massimo in un telefilm degli anni ’80, su tv in bianco e nero.

La depressione…è la nuova forma di ostentazione della ricchezza.

E siamo alla sesta birra. Le sigarette, quelle ho smesso di contarle (non è vero, sono 11, ma vale il discorso di prima).

Margherita ha un livido sul volto, non credo di essere stato io (anche se non ne siamo sicuri).

Dico: “Forse hai inciampato raccogliendo una buccia di mandarino che hai sbucciato alle 3 di notte ubriaca cercando acqua da bere sapendo benissimo che non ce n’era tranne quella del cesso”, ma dal modo in cui mi guarda capisco che non sono convincente.

Margherita sta dicendo che scrivo perché sono troppo pigro per cambiare me stesso, cercando di convincermi che tra una parola e l’altra troverò quella catarsi che mi ha fatto smettere di fumare almeno 1.000.000 di volte (non è vero, 1.143 volte, per l’esattezza) convinto che domani (sempre domani) sarei evoluto in una sorta di Dio tra gli uomini, ma non tanto buono e sfigato quanto Gesù Cristo morto in croce, pace all’anima sua (che non esiste).

“Ricky, sei un coglione”, dice Margherita.

E mi accendo la dodicesima sigaretta.

E’ da un numero imprecisato di anni (15, per la precisione) che i miei giorni come zattere sciabordano alla deriva della notte, dove l’ennesimo litro di vino anestetizza il nostro vuoto opulento che è l’Europa.

Alessandro Magno, Cesare, Carlo V…Berlusconi, Merkel, Sarkozy.

Persino il fenomeno Obama risulta sfocato nella nebbia della nostra falsa joie de vivre.

Bè, come dico sempre, ogni popolo ha il governo che si merita. Ogni corpo la propria coscienza. Ogni coscienza, la propria mente debole…attaccata alla propria meschina, fragile anima (che non esiste).

Sono nudo a letto, la mia gatta mi morde le dita dei piedi, come un’adepta dell’inquisizione spagnola dedita a torturami dolcemente, che è la tortura più terribile. Ora come ora, l’unico dubbio che mi attraversa le sinapsi è se stapparmi la settima birra – nonostante sappia benissimo che questo comporterà una mattinata lavorativa tra ondate di nausea, false euforie e/o momenti di depressione introspettiva catatonica. Al diavolo, penso, dopotutto per goderti una cosa…devi dimenticarti di stare facendola.

L’ultimo suono è quello del tappo che schizza la schiuma beige sul mio petto rachitico, il lampo dell’accendino nel buio che illumina il vuoto della stanza che è il mio mondo, e il mondo di tutti.

Ditemi la verità: voi paghereste per leggere quello che scrivo? Io personalmente no. Ma fortunatamente non pago per scrivere (e neanche mi pagano, se è per questo).

Mai pago, scrivo.

E che tutto il resto, dolcemente, si fotta.

 

Riccardo Novellone

 

http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=165518


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