Avere trent’anni e fare le ore piccole: 10 segnali che non siamo più i leoni di una volta


I 10 segnali ricorrenti che manifestano la nostra decadenza fisica alla soglia dei trent’anni. (Di IlMentecattoNonMente)

1.Paura della doppietta

Fino a pochi anni fa riusciva a inanellare un poker di uscite consecutive senza accusare il minimo contraccolpo. Adesso inizierà a rispondere, e a sentirsi rispondere dai tuoi amici, con frasi del tipo: “Sono già uscito ieri sera” o “Domattina ho uno sbatti e poi esco già domani sera”. E’ passato nel giro di pochi anni dalla scala reale al poker, poi al tris e adesso si emoziona tenendo tra le mani anche solo una coppia minima.

2. Insofferenza al rumore e al caos

Il trentenne si rende conto di non essere più lo stesso perché il metro di giudizio di ogni sua serata è cambiato radicalmente. Una volta sceglieva il posto in base al casino: “Figata c’è un botto di gente” adesso invece un raduno di 50 persone lo spaventa fino alla crisi di panico. “No raga c’è troppa ressa. Non ci sto dentro ad andare in Colonne, facciamo qualcosa di più tranquillo”.

3. Controllo ossessivo dell’orologio

Una volta l’orologio era per il trentenne un oggetto quasi inutile. Qualsiasi orario era consentito ed era pronto ad uscire anche a mezzanotte. Ora invece appuntamenti dopo le 21.30 lo espongono al rischio pigiamata e zapping presonno. L’orario è diventato un nemico da tenere sempre sotto controllo e il trentenne è costretto a rispolverare gli orologi della Prima Comunione. L’orologio, infatti, diventa indispensabile per il trentenne anche a fine serata. Tutti si ritroveranno a scrutare i quadranti con circospezione, ma solo i più temerari pronunceranno la fatidica frase che rianimerà il tavolo: “Si è fatta una certa, andiamo?”. Esultanza generale stile rigore di Grosso a Berlino.

4. Ansia da geolocalizzazione

Probabilmente le sue occasioni di movida si sono assottigliate con gli anni quindi, quando fa serata, sente il bisogno di urlarlo al mondo. “Ragazzi anche io faccio cose, vedo gente”. “Anche io sono ggiovane!” La tentazione di utilizzare Facebook per amplificare la sua vita sociale sarà altissima. Inizierà a geolocallizzarsi ovunque: da Grom, Mc Donald’s e Spontini. Arriverà a geolocalizzarsi persino al cinema guardando l’ultimo dei Vanzina. Senza contegno.

5. Orgoglio tag

Una variante del sintomo precedente, ancora più pericolosa della geolocalizzazione, si manifesta con la voglia sfrenata di fare foto a ogni cosa e taggare tutti i presenti (finanche gli sconosciuti del tavolo accanto). Inizierà a postare foto insulse di cocktail, cibo e persone in pose imbarazzanti. Si sforzerà di variare i suoi album fotografici ma tutti risulteranno misteriosamente scattati “nei pressi di Quarto Oggiaro”.

6. Difficoltà di collocamento

Il ventenne non si pone il quesito: “Dove mi metto?”. Il trentenne è invece ossessionato dalla sua giusta collocazione. In discoteca si sentirà sempre fuori luogo o in maniera immotivata al centro dell’attenzione. In piedi accanto all’ingresso di un locale, in attesa di un tavolo, si sentirà d’intralcio e inizierà a dirigere il traffico stile ghisa. Si innervosirà e dirà alla compagna “Fai passare, spostati da lì”. In realtà sta solo sfogando il suo nervosismo per l’attesa e per il suo senso di inadeguatezza. Datti pace.

7. L’uso e abuso di diminutivi e superlativi

Il trentenne usa i superlativi e i diminutivi a sproposito. Per paura del flop nel proporre una serata tenderà a minimizzare tutto: “Seratina?” “Cinemino?” “Sushino?”. La sua prudenza però il giorno dopo si trasformerà in sboronaggine senza freni. “Figa racconta che seratona ci siam fatti ieri sera?” “Fighissima, bellissima”. Anche una pizza al trancio diventa “paura” nei racconti agli amici e tutto diventa “da ripetere assolutamente, come ai vecchi tempi”.

8. Improvvisi impulsi moralizzatori

Il trentenne inizia a provare un’intolleranza agli eccessi. Dentro di sé sente che non dovrebbe giudicare i ragazzi..lui sa che fino a pochi anni prima era come loro..ma non ce la fa: la spinta moralizzatrice è troppo forte. Il sintomo si manifesta sottoforma di frasi pronunciate a mezza bocca “noi comunque non eravamo così”, “va bene divertirsi ma a tutto c’è un limite”. Cerca di resistere al giudizio ma non appena un ventenne gli si avvicina dandogli del lei sbotta: “ragazzino, non ci si comporta così. Nessuno ti ha insegnato il rispetto?”

9. Sintomi di hangover infiniti

Il sintomo più inequivocabile che colpisce il trentenne è senza dubbio il recupero post serata. Fino a pochi anni fa non erano importanti le condizioni in cui si metteva a letto dopo una serata. Non era importante neppure l’orario. Gli bastavano 4 ore di sonno per svegliarsi fresco come una rosa e affrontare la giornata, e anche una seconda uscita. Adesso invece non gli basteranno 8 ore di sonno per recuperare completamente anche solo un doppio cocktail o una serata conclusa alle 3 e la sveglia del mattino suonerà come una condanna a morte.

10. Un inaspettato senso di inadeguatezza fisica

Il trentenne al risveglio, tra cerchi alla testa e ricordi sbiaditi, si ritroverà a scoprire una nuova versione del principio di Archimede imparato a scuola 15 anni prima e “il suo corpo immerso in un letto riceverà una spinta contraria al risveglio pari al peso del volume di alcool assunto.” Dategli una leva e vi solleverà il collo.

Fonte: bonsai.tv


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