“Francesco Romoli non è solo un fotografo: le sue sembrano vere e proprie narrazioni per immagini, capaci di evocare sensazioni che solitamente ritroviamo nelle pagine di un libro o tra le scene di un film. Non è un caso, forse, che la sua raccolta più importante s’intitoli proprio Imaginary towns, richiamando, almeno parzialmente nel titolo, Le città invisibili di Italo Calvino. Romoli non si limita a fotografare angoli nascosti o periferici, il suo intento non è quello di far conoscere l’anima delle città catturandone i momenti più particolari, egli crea i suoi scenari. Si tratta, infatti, di vere e proprie riproduzioni in scala (diorami è il termine esatto) che propongono squarci di grande poesia e suggestione: luci calde che si stagliano su edifici spesso in rovina, scenari desolati a raccontare una contemporaneità fatta spesso di malinconia, immagini che sanno anche mescolare insieme l’attesa e la rassegnazione, personaggi che fronteggiano tutto questo, quasi come nuovi eroi chiamati a fare i conti con la solitudine. Non manca, però, la speranza, come quella che emerge dalla fotografia che abbiamo scelto per accompagnare quest’articolo: una coppia che, mano nella mano, affronta insieme il percorso che gli si staglia innanzi.”
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